Il mio ultimo pensiero sarà per voi: la biografia di Chateaubriand

Ho letto il libro di Jean d’Ormesson, tanti anni fa e rimasi folgorato dalla vita e dalle avventure di Chateaubriand: fu una rivelazione sugli aspetti più controversi ed appassionanti dell’esuberante e profonda anima di uno dei più grandi scrittori di Francia, ancora oggi a pieno titolo uno dei protagonisti della cultura di quel paese e dell’Europa. Un cattolico fuori dal comune, un coraggioso interprete della fede nel divino e al tempo stesso tenace libertino in nome dell’individuo, del sentimento e dell’ardore amoroso.

Rileggerlo è sempre un piacere, anche perché D’Ormesson, accademico di Francia, e penna versatile e fine, è un biografo d’eccezione, che unisce la precisione dello storico all’acume dell’intellettuale indipendente mai soggetto alle mode del tempo.

J.d'O

Il romanzo è ambientato nell’arco di tempo che intercorre tra la Rivoluzione francese e la rivoluzione del 1848, per certo uno dei momenti più travagliati della Storia di Francia. In questo stesso periodo vive e si fa interprete delle urgenze della sua patria Chateaubriand, uomo di Stato in qualità di ministro e di riformatore della religione, ambasciatore, pari di Francia, e romanziere. Il libro, ad opera del giornalista e scrittore Jean D’Ormesson (Parigi, 16 giugno 1925), riscrive in chiave romanzata la sua vita sentimentale.

L’enchanteur

(da biografie on line.it)

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Chateaubriand, nato a Saint-Malo nel 1768, è diventato uno dei più celebri scrittori della letteratura francese. Discendente di una nobile famiglia bretone, venne avviato fin da giovane alla carriera militare e, a Parigi, fu testimone dei primi eventi rivoluzionari. Sono fermenti sociali che lo vedono inizialmente partecipare in modo distaccato e scettico, in osservanza del già pronunciato conservatorismo che lo scrittore ostentava. Nel 1791 compie un viaggio nel Nordamerica, utile per aprirgli la mente e stimolarlo ad un confronto fertile tra altre culture, altri luoghi e la madrepatria. Tornato in Francia, comincia ad assumere un atteggiamento decisamente più attivo nei confronti della politica, tanto da unirsi alle forze controrivoluzionarie, in difesa dello status quo e della dell’organizzazione monarchica della società.

Ma la Rivoluzione Francese è un evento inarrestabile che tutto trascina, un moto della storia violento e febbrile, facente leva delle ondate progressiste scatenate dai difensori della ragione e del progresso sociale. I conservatori come lui si ritrovano quindi ben presto in cattive acque. Lo scrittore è quindi costretto a riparare in Inghilterra, dove visse in pratica da esule per ben sette anni (dal 1793 al 1800).

 

Il ritiro londinese è foriero di nuove ispirazioni e di alacre lavoro letterario. Nel 1797 pubblica il “Saggio storico sulle rivoluzioni”, intriso malgrado tutto dello spirito illuminista che permeava il settecento (non a caso si pone l’accento sulla storia), ma non senza tracce di un’inquietudine religiosa che poco tempo dopo, nei giorni della crisi spirituale seguita alla morte della madre e della sorella, lo condusse a riabbracciare la perduta fede dell’infanzia. L’opera successiva “Il genio del cristianesimo”, iniziata nell’ultimo anno d’esilio e completata dopo il ritorno a Parigi, riflette il proposito di Chauteaubriand di porre il talento letterario al servizio della fede cristiana, difendendola dagli attacchi del voltairianesimo e illustrandone le bellezze poetiche e morali.

Partecipano di tale disegno più letterario che filosofico i due brevi romanzi che Chateaubriand incluse nell’opera “Atala”, che narra la vicenda d’amore di due indiani della Louisiana con l’intento di mostrare le armonie della religione con le scene della natura e le passioni del cuore umano, e “Renè”, che attraverso il racconto velatamente autobiografico dei giovani anni del protagonista condanna le passioni indeterminate e le sterili fantasticherie che hanno condotto Renè a un’esistenza di tedio e di solitudine.

“Il genio del cristianesimo” ottenne il plauso dell’opinione francese che ritornava in quegli anni alla fede tradizionale dopo la bufera rivoluzionaria, mentre nei tratti del melanconico Renè amarono riconoscersi le prime generazioni romantiche. A dimostrare la superiorità del “meraviglioso cristiano” sul “meraviglioso pagano” Chateaubriand scrisse quindi l’epopea in prosa “I martiri” (1809), dopo essersi recato in Grecia e in Terra Santa per meglio documentarsi sui luoghi della narrazione, ambientata al tempo delle persecuzioni di Diocleziano. Le note e impressioni di viaggio, raccolte nell’ “Itinerario da Parigi a Gernsalemme”, riuscirono uno scritto vivace e non aggravato da intenti epici e apologetici; esso prendeva re mosse, del resto, da una fitta tradizione di relazioni letterarie sull’Oriente. Ricche di suggestioni esotiche e primitivistiche sono anche tre opere composte anni prima: “Le avventure dell’ultima Abencerage”, “I Natchez” (pubblicate entrambe nel 1826), e il “Viaggio in America” pubblicato l’anno dopo.

Nominato pari di Francia dopo il ritorno del Barboni, Chateaubriand prese parte attiva alla vita politica della Restaurazione, ricoprendo anche importanti incarichi diplomatici e di governo, ma si dimise dalla camera nel 1830, con l’avvento della monarchia di Luglio. Ritiratosi a vita privata, si dedicò all’elaborazione delle “Memorie d’oltretomba” (composte negli ultimi anni di vita), appassionata rievocazione della sua vita nel quadro d’una tormentata epoca storica.

Nell’operosa maturità, confortata dall’amicizia di Mme Recamier, attese anche a minori opere storiche e a una “Vita di Rancé” dove Chauteabriand, tracciando la vita di un religioso del Seicento, ritrova la propria immagine, le proprie illusioni e amarezze.

Dotato di una penna elegante e fortemente suggestiva, guidata da un senso molto forte dell’idea di bellezza, Chauteabriand esercitò una forte influenza sulla letteratura dell’Ottocento, annunciando tendenze e motivi destinati a grande fortuna nel secolo romantico. Si spense a Parigi il 4 luglio 1848.

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