Archivi del mese: novembre 2016

Scrivere senza paura

Chiunque voglia scrivere senza pregiudizi o remore deve combattere una lotta durissima contro se stesso. C’una sorta di armatura che imprigiona e a volte blocca l’espressione libera del…

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Il commissario che preferiamo…

Rocco Schiavone è il commissario che preferiamo. Il personaggio disegnato da Antonio Manzini è fuori dagli schemi e incarna un poliziotto strenuo difensore non solo della legge, ma soprattutto dell…

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Il commissario che preferiamo…

Rocco Schiavone è il commissario che preferiamo.elp-107-0-752986071-julnsa804560-u10707404420960wf-u1070751242127okd-318x220_40lastampa-aosta

Il personaggio disegnato da Antonio Manzini è fuori dagli schemi e incarna un poliziotto strenuo difensore non solo della legge, ma soprattutto della giustizia sostanziale, la più rispondente all’anima semplice e genuina dei ceti piccolo-borghesi e popolari.

Sciascia non gli avrebbe dato sicuramente la patente di professionista dell’antimafia, ma lo avrebbe annoverato fra i parenti stretti del Capitano Bellodi.

Non c’è molta affinità neppure con il commissario Montalbano, troppo signorino e raffinato, gattopardesco per necessità o se preferite mellifluo per compatibilità ambientale.

Questa figura di sbirro si distingue da quelle create da altri autori, con i suoi tratti da romanaccio e i suoi metodi spicci, per la profonda umanità e la incontrollabile compartecipazione con le vittime e i diseredati ed è abilmente rappresentato da Marco  Giallini, che pare ritagliato appositamente per interpretarne il ruolo, ed è uno degli artefici, insieme con gli sceneggiatori, del successo televisivo della serie.

Chissà forse abbiamo anche in Italia un autore che ci richiama alla mente la capacità creativa di un Simenon.

Speriamo di non sbagliarci.

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” Il mare della mediocrità ”

Ogni tanto m’imbatto in qualche povera creatura smarrita. C’è chi cerca di curare la malinconia con l’alcool e perde la memoria. Si sveglia al mattino intontito e non sa più chi…

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” Il mare della mediocrità ”

 critica

Ogni tanto m’imbatto in qualche povera creatura smarrita.

C’è chi cerca di curare la malinconia con l’alcool e perde la memoria. Si sveglia al mattino intontito e non sa più chi è e che cosa fa in quel luogo dimenticato da dio e dagli uomini.

C’è chi, padre o madre di famiglia, con alle spalle una vita segnata da delusioni e disfatte sentimentali, pende dalle labbra del suo persecutore e lo ritiene quasi un fratello per una sindrome simile a quella del portiere di notte.

Ci sono personaggi che snobisticamente declamano di andare raramente su Fb, perché impegnatissimi in altri affari ben più importanti della presenza sui social network; poi li vedete, un giorno sì e l’altro sì, apparire con nuove immagini del propri profili nelle più diverse pose o acconciature.

C’è chiama sorellina chi le ha sottratto il marito e chi va a braccetto con chi gli ha procurato le corna con la propria compagna.

C’è chi cerca nuovi clienti con metodi degni dei vecchi magliari, e chi pensa di apparire intelligente e à la page seguendo le evoluzioni acrobatiche di Fabio Volo.

Ci sono figli che tradiscono i genitori e son pronti ad assassinarli per una manciata di soldi pur di garantirsi comodità, divertimenti e distrazioni, e il mantenimento di una vita superficiale con la soddisfazione di piccoli piaceri, indifferenti verso il prossimo e la comunità.

C’è di tutto in questo mondo scombiccherato.

Manca soltanto la sincerità. Verso se se stessi e gli altri.
Il coraggio di guardarsi allo specchio per dirsi ”ma che cosa combino ogni giorno?”

Morti viventi o peggio: faux vivant.

Alla fine è solo questione d’intelligenza e sensibilità.

Un numero sempre maggiore di persone non segue, beninteso, la regola oraziana dell’aurea mediocritas, ma nuota nel mare nero di pece della più squallida mediocrità, dove si è perso ogni riferimento certo, la bussola per orientare con equilibrio la propria esistenza, cercando di guardare, attraverso l’educazione sentimentale o l’autodisciplina della propria mente, oltre l’ orizzonte più ampio del proprio misero particulare.download-100

Dobbiamo rassegnarci al mal del tonto o della tonta, alla rigida chiusura verso la verità, il senso del bello e l’aspirazione all’assoluto?

Non c’è proprio rimedio all’ottusità e alla dimensione zoologica di molti uomini e donne che costellano molte delle nostre giornate, i nostri incontri, le nuove e vecchie conoscenze?

Dove sono finiti i valori etici ed estetici, le utopie e gli slanci vitali?

Siamo destinati a soffocare nell’aria ammorbata dell’egocentrismo, del narcisismo e della falsità eretti a sistema?

Continuiamo a sperare che non tutto quello che perdiamo sia definitivamente irrecuperabile e reagiamo alla tentazione del nichilismo che avanza.

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