Archivi categoria: costume

‘Etica ed Estetica’

Da un’intervista raccolta da Franco volpi, ricaviamo quest’idea di Ernst Junger su etica ed estetica:Piero di Cosimo, simonetta vespucci (1483)

– Tutto quello che lei dice non fa che confermare quanto importante sia nella sua visione del mondo e della storia la dimensione estetica della vita più che quella etica. Come spiega questa sua inclinazione ?

La visione del rapporto tra etica ed estetica nei termini di un contrasto non mi basta. Direi che etica ed estetica si incontrano e si toccano almeno in un punto: ciò che è veramente bello non può non essere etico, e ciò che è realmente etico non può non essere bello.

– Ma questo è lo stile. La Sua visione del mondo è improntata allo stile.

Lo spero. E’ per questo, appunto, che non sono mai sceso né scenderò mai sul piano delle polemiche e delle controversie. Lo trovo di cattivo gusto. Mai abbassarsi sotto il proprio livello.

Ora, queste illuminanti parole dello scrittore tedesco, scolpiscono in maniera esemplare il concetto di stile, vale a dire l’incrocio tra etica in senso elevato e l’estetiva come superiore dimensione spirituale data come scelta di vita. E’ una concezione aristocratica? Lo è ma non in senso araldico, ovviamente. Qualsiasi persona di qualsiasi ceto pu essere un aristocratico perché la vera aristocrazia, come ben intuirono greci e romani è la nobilitas naturalis, che non nasce dal sangue, ma da comportamenti e scelte di vita non ordinari e non banali.

Certo è difficile oggi, ancor più che al tempo in cui Junger rilasciò l’intervista( anche se no son passati molti anni), pensare che l’esistenza possa essere improntata allo stile, traguardo di ardua conquista. La volgocrazia come la chiamò Alfredo Cattabiani o la massificazione così ben descritta da Elémire Zolla nella sua Eclisse dell’intellettuale sono predominanti, ma non per questo può dirsi che lo stile non abbia più un valore.

In realtà è con lo stile che gli uomini si differenziano tra loro e marcano un territorio, che non può essere proprietà esclusiva di alcuno, ma neppure e soprattutto dagli uomini senza qualità.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in civiltà, costume, estetica, ethos

Giorgio Faletti: aforismi di un intellettuale popolare

Nelle frasi seguenti c’è un concentrato delle idee e dei sentimenti di Giorgio Faletti, un monstrum nel senso latino del termine, un fenomeno inedito nella storia della cultura popolare del nostro paese.

Sostanzialmente la sua vita è stata la vicenda di un uomo, attore, cantante, cabarettista e scrittore, che ha saputo interpretare lo spirito del suo tempo e dare corpo a paure, emozioni ed aspirazioni della gente comune, senza contorsioni cerebrali né fumose problematiche  lontane dalla realtà di una società sempre in bilico tra dolore e aspettative di riscatto.

A dispetto degl’intellettali di professione, persi nel cielo siderale delle parole fittizie e vuote di senso, Faletti ha dato voce al popolo minuto ed ha raggiunto il successo per la sua semplicità e la sua schiettezza di carattere. E’ stato un personaggio tenace, maliconico ed ironico, dall’intelligenza vivida e brillante, dal talento straordinario nella sua capacità di scrivere e raccontare storie di uomini ed ambienti tratti dall’humus profondo del nostro mondo

”Siete solo nebbia sottile.Quel tratto di nulla sospeso tra bene e male”

”Ho sempre sostituito la paura di non farcela più con la speranza di farcela di nuovo”

”La luna è di tutti e ognuno di noi ha diritto di ululare”

”Erano le illusioni che ogni uomo si trascinava suller spalle, senza accorgersi di trasportare un sacco bucato”

”Solo gli stupidi e gli innocenti non hanno un alibi”

”La terra non ha memoria”

 

Lascia un commento

Archiviato in argomenti vari, costume, letteratura

Burosauri

Frustate donnaIl peggior nemico del cittadino? Il burosauro.

E’ una caratteristica tutta italiana o è sparsa per il mondo la spada di Damocle della burocrazia?

Forse sì, forse no.

Sta di fatto che tra i paesi civilizzati del continente europeo, spiccano meravigliose eccezioni in Germania e Francia e Inghilterra e nei paesi nordici, mentre è appannaggio delle terre del meridione un rapporto complicato e spesso inesplicabile con l’amministrazione pubblica. Specialmente italiana.

Da noi pare che chiunque riesca a conquistare un piccolo scranno, in una qualsiasi delle centinaia diramazioni del potere, si senta un piccolo re o un piccolo cesare, deciso ad esercitare la sua pur modesta influenza per inarcarsi e svillaneggiare il prossimo o l’utenza.

Guai ad obiettare qualcosa o a chiedere chiarimenti o confidare in un minimo di collaborazione e correttezza.

Si avrebbe più soddisfazione a chiedere ad un robot una risposta, piuttosto che ad uno dei tanti esemplari della stravagante genìa dei burocrati.

Tanti piccoli fenomeni, che appaiono come incubi nelle inquiete notti del contribuente, il quale dovrebbe poi essere considerato come il vero datore di lavoro d’impiegati e dirigenti di stato, enti locali, parastato o della miriade di soggetti, dotati di rappresentanza e discrezionalità  in nome della collettività.

E’ possibile si tratti di un virus che colpisce chiunque entri a far parte dell’apparato, procurandogli una sorta di amnesia su quello che l’ordinamento preponente, in teoria, si aspetterebbe dai propri funzionari od ausiliari: coadiuvare i poveri sudditi a trovare un’equa e ragionevole soluzione ai vari problemi che affliggono le relazioni con il sovrano.

In realtà si assiste molto spesso, con poche differenze, alla scena ricorrente di un esercito di legionari dell’imperatore, i quali colpiscono alla cieca i comuni mortali trovati sul cammino di una disperata ricerca di un minimo di giustizia e di un giusto rapporto con fisco, urbanistica, proprietà pubblica o privata e così via enumerando.

Insomma il cittadino se non un nemico è sicuramente un avversario da abbattere.

Ricordo le battaglie della buonanima di Bertuzzi, un personaggio che aveva ingaggiato una lotta impari con il sistema, mettendo in atto la strategia della disobbedienza civile e della protesa anche scrivendo su una rubrica giornalistica, ma che dovette soccombere senza ottenere dalla politica nelìmmeno quel piccolo usbergo, per l’uomo comune indifeso di fronte prevaricazioni della burocrazia, rappresentato dal difensore civico, figura ormai storica e ben accreditata nelle comunità civili, ma ancora sconosciuta in Italia, se non nella versione un po’ grottesca, aleatoria ed inefficace, tipica delle finzioni giuridiche di cui abbonda la patria del gattopardismo.

 

Lascia un commento

Archiviato in antropologia, costume, politica, potere, società

Le sabbie immobili

PontiggiaLa descrizione della società degli anni ottanta in una serie di definizioni tratte da ”Le Sabbie immobili”di Giuseppe Pontiggia potrebbe adattarsi anche al nostro tempo. Alcuni capisaldi del costume fondati sul luogo comune di una comunicazione approssimativa sono presenti anche oggi nella nostra vita quotidiana e negli stereotipi di un linguaggio banale e conformista.
”Perché non sei anticonfomista come gli altri? ” Verrebbe da chiedersi.

 

  • PROBLEMA – Parola usata per dire che non c’è: non c’è problema. Variante euforica: no problem. Tipica di esistenze assillate da troppi problemi. Ha una funzione liberatoria e per questo ricorre anche quando non è il caso. Mi può portare in via Bixio? Non c’è problema. Poi ci si impiega cinquantacinque minuti. Questo è il problema.
  • INCREDIBILE – Usato per attirare l’attenzione su ciò che stiamo dicendo, perciò usato continuamente. Suscita rassegnazione in chi lo ascolta, perché non si tratta mai dell’incredibile, ma solo di ciò che è scarsamente credibile. Ho fatto un incontro incredibile (detto per «interessante»). Ma l’interesse di chi ascolta è già scemato. Ho conosciuto una donna incredibile. L’interesse è zero. Incredibile è, alla lettera, solo chi lo dice.
  • SIMPATICO – Riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana. Vorrebbe esprimere famigliarità con la cultura e il denaro, ma non ci riesce.
  • FILOSOFIA – Amata da dirigenti, imprenditori, allenatori. La nostra filosofia. Non è la filosofia che non sono riusciti a frequentare, ma la controfigura con cui possono andare a letto.
  • DICIAMO – Plurale humilitatis, diverso da quel “noi” maiestatis a cui gli studenti contrappongono un “io” insicuro. «Diciamo» è pacioso e bonario, tende a cooptare gli ascoltatori in affermazioni che riguardano solamente chi le pronuncia. Sornionamente democratico, modestamente capzioso, è usato da tutti, atleti, clinici, capiservizio. È il coro delle individualità negli anni Novanta.
  • IN QUALCHE MODO – Emergente, anzi emerso. In alcuni intellettuali avalla l’idea che, «in qualche modo», tutto si possa dire e che si possa dire tutto. Che la prigione è l’unico spazio libero che conosciamo. O che il presente è il ricordo del fututo. In qualche modo.
  • RILEGGERE – Si usa per i classici che si leggono per la prima volta.
  • EPOCALE – Mutamento epocale. Ce n’è ogni giorno.
  • AEROMOBILE – Termine usato dagli altoparlanti negli aeroporti italiani, quando l’aereo ritarda. Esprime tecnicità, efficienza, rinnovamento.
  • ALLUCINANTE – L’aggettivo più comune nell’età degli allucinogeni. In Italia lo si può sostituire con normale. Una lettera impiega otto giorni da un quartiere all’altro? Normale. Una lettera impiega un giorno? Allucinante.
  • PRATICAMENTE – Avverbio prediletto per ridurre l’ignoto al noto. Popolare tra gli studenti. Praticamente il misticismo di Caterina da Siena. Praticamente ciò che non sarà mai pratico è pratico.
  • EXECUTIVE – Chi dirige. In Italia non ha avuto lo stesso successo che manager, perché non richiama chi maneggia, ma chi esegue.
  • SOLDATI – Operatori di pace.

 

Lascia un commento

giugno 26, 2014 · 5:55 pm

Sopravvivere alla volgocrazia

La volgarità regna incontrastata e non si sa più come difendersi dall’assalto quotidiano della maleducazione, della barbarie dei costumi, della violenza incontrastata dei burocrati, degli sgarbi e delle ottuse aggressioni verbali e no di vicini, parenti, condomini, colleghi e presunti amici.

Il mondo sembra impazzito e la corsa dissennata verso il soddisfacimento dei propri incontrollati desideri a scapito del prossimo, fortemente alimentati per l’uomo-massa dai soliti strumenti di manipolazione e dalla stessa industria culturale, pare senza fine e prossima al baratro finale.

L’epoca del signorino soddisfatto, come Ortega Y Gasset definiva l’era della massificazione, si è ulteriormente connotata degli aspetti più triviali e primitivi: basta aprire un qualsiasi canale tv per rendersi conto che si tratta ormai di un continuo esercizio di sado-masochismo individuale e collettivo, per permettere di aumentare l’audience. la quale, a sua volta moltiplica il popolo dei beceri e degli idioti nel senso più comune della parola.

E’ estremamente improbo ogni tentativo di reagire a tanta depravazione, correndo il rischio pressoché certo di soccombere. Non bastano più ormai i saggi consigli di fpensatori illuminati come Zolla o Cattabiani (a cui si deve il conio del termine volgocrazia) , nè quelli dei mistici d’oriente ed occidente.

L’unica via di salvezza alla disperazione rimane la ricerca di un eremo incontaminato, dove poter quietamente attendere un nuovo risolutivo diluvio universale.Immagine

Lascia un commento

Archiviato in antropologia, costume, decadenza

Storia ed estetica

Ma chi l’ha detto che storia ed estetica non possono convivere?

Uno studioso attento come Lucio Villari parla di D’annunzio e della Duse all’interno della temperie culturale novecentesca e subito si avverte che il suo non è un interesse epidermico, ma profondo: nasce dalla passione per la lettura delle opere del vate e della conoscenza della vita artistica di una donna che seppe interpretare il teatro con eccellente maestria in Italia e all’estero.

I due s’incontarono, si amarono e si lasciarono,  senza mai interrompere il legame intellettuale fortissimo che li avvinse per tutta la loro esistenza.

E lo storico ne parla con dovizia di riferimenti letterari, citando anche brani appropriati ai diversi momenti della loro relazione.

Si sente una capacità di discernimento critico abbastanza rara in chi si dedica prevalentemente agli avvenimenti politico-sociali e allo studio del costume di un’epoca.

Eppure si avverte che, senza uno sguardo d’insieme, tenendo conto dei caratteri e della psicologia di personaggi fuori dal comune, protagonisti ed attori nello scenario di un secolo così significativo per i cambiamenti della società europea ed extraeuropea, la visione non sarebbe completa e la realtà del tempo trascorso risulterebbe frammentata.kand4

 

 

Lascia un commento

Archiviato in argomenti vari, costume, letteratura, società, storia

Tra Expo e Mose dov’è l’Italia?

Siamo assuefatti del tutto agli scandali enormi, incredibili, vergognosi in mano ad una partitocrazia vorace e senza scrupoli?

Un barlume di coscienza permane nel tessuto sociale di un paese che affonda nella melma da oltre cinquantanni grazie allo strapotere di  classi politiche e dirigenti, che non offronopiù alcuna garanzia di legalità.

Siamo una nazione? Non più credo da molto tempo, ma un’accolita di tribù di vario tipo, affiliate ai partitanti, dedite al ladrocinio e alla rapina, con in mano le leve di un potere che tramite le leve fiscali succhia il sangue dei cittadini per autoalimentare un sistema mafioso.

Gli ultimi avvenimenti segnano un naufragio di dimensioni apocalittiche dell’etica pubblica e individuale, del senso dello stato e della comunità, della vitalità delle istituzioni, della stessa sopravvivenza di una società profondamente malata, percorsa da un male oscuro e perverso.

La verità per quanto drammatica è questa. parabola-del-naufragoL’Italia non c’è più.

Lascia un commento

Archiviato in argomenti vari, costume, crimini, misfatti, società

Pepa peperina

Megan1

Megan Montaner, la Pepa protagonista delSegreto’, miete successi in TV, grazie all’aria dolce e sbarazzina. Non è proprio sempre vestita con morigeratezza, come lo è nello sceneggiato, ma questo aumenta  il suo fascino, e se non altro, a quanto pare, non fa porno,  distinguendosi così da altre sue colleghe nelle soap opera o nei serial. Avevamo quasi perso ogni speranza al riguardo.

Megan-Montaner-10Megan-Montaner-12

Lascia un commento

Archiviato in costume, televisione