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Giorgio Faletti: aforismi di un intellettuale popolare

Nelle frasi seguenti c’è un concentrato delle idee e dei sentimenti di Giorgio Faletti, un monstrum nel senso latino del termine, un fenomeno inedito nella storia della cultura popolare del nostro paese.

Sostanzialmente la sua vita è stata la vicenda di un uomo, attore, cantante, cabarettista e scrittore, che ha saputo interpretare lo spirito del suo tempo e dare corpo a paure, emozioni ed aspirazioni della gente comune, senza contorsioni cerebrali né fumose problematiche  lontane dalla realtà di una società sempre in bilico tra dolore e aspettative di riscatto.

A dispetto degl’intellettali di professione, persi nel cielo siderale delle parole fittizie e vuote di senso, Faletti ha dato voce al popolo minuto ed ha raggiunto il successo per la sua semplicità e la sua schiettezza di carattere. E’ stato un personaggio tenace, maliconico ed ironico, dall’intelligenza vivida e brillante, dal talento straordinario nella sua capacità di scrivere e raccontare storie di uomini ed ambienti tratti dall’humus profondo del nostro mondo

”Siete solo nebbia sottile.Quel tratto di nulla sospeso tra bene e male”

”Ho sempre sostituito la paura di non farcela più con la speranza di farcela di nuovo”

”La luna è di tutti e ognuno di noi ha diritto di ululare”

”Erano le illusioni che ogni uomo si trascinava suller spalle, senza accorgersi di trasportare un sacco bucato”

”Solo gli stupidi e gli innocenti non hanno un alibi”

”La terra non ha memoria”

 

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Chiarezza

«Parliamoci chiaro.» Ho sempre temuto questa frase, che non è mai un invito alla trasparenza, ma l’apertura delle ostilità.
Giuseppe Pontiggia2013_05_03

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giugno 26, 2014 · 6:18 pm

Le sabbie immobili

PontiggiaLa descrizione della società degli anni ottanta in una serie di definizioni tratte da ”Le Sabbie immobili”di Giuseppe Pontiggia potrebbe adattarsi anche al nostro tempo. Alcuni capisaldi del costume fondati sul luogo comune di una comunicazione approssimativa sono presenti anche oggi nella nostra vita quotidiana e negli stereotipi di un linguaggio banale e conformista.
”Perché non sei anticonfomista come gli altri? ” Verrebbe da chiedersi.

 

  • PROBLEMA – Parola usata per dire che non c’è: non c’è problema. Variante euforica: no problem. Tipica di esistenze assillate da troppi problemi. Ha una funzione liberatoria e per questo ricorre anche quando non è il caso. Mi può portare in via Bixio? Non c’è problema. Poi ci si impiega cinquantacinque minuti. Questo è il problema.
  • INCREDIBILE – Usato per attirare l’attenzione su ciò che stiamo dicendo, perciò usato continuamente. Suscita rassegnazione in chi lo ascolta, perché non si tratta mai dell’incredibile, ma solo di ciò che è scarsamente credibile. Ho fatto un incontro incredibile (detto per «interessante»). Ma l’interesse di chi ascolta è già scemato. Ho conosciuto una donna incredibile. L’interesse è zero. Incredibile è, alla lettera, solo chi lo dice.
  • SIMPATICO – Riservato a oggetti pregiati, un arazzo fiammingo, un archibugio istoriato, una lucerna romana. Vorrebbe esprimere famigliarità con la cultura e il denaro, ma non ci riesce.
  • FILOSOFIA – Amata da dirigenti, imprenditori, allenatori. La nostra filosofia. Non è la filosofia che non sono riusciti a frequentare, ma la controfigura con cui possono andare a letto.
  • DICIAMO – Plurale humilitatis, diverso da quel “noi” maiestatis a cui gli studenti contrappongono un “io” insicuro. «Diciamo» è pacioso e bonario, tende a cooptare gli ascoltatori in affermazioni che riguardano solamente chi le pronuncia. Sornionamente democratico, modestamente capzioso, è usato da tutti, atleti, clinici, capiservizio. È il coro delle individualità negli anni Novanta.
  • IN QUALCHE MODO – Emergente, anzi emerso. In alcuni intellettuali avalla l’idea che, «in qualche modo», tutto si possa dire e che si possa dire tutto. Che la prigione è l’unico spazio libero che conosciamo. O che il presente è il ricordo del fututo. In qualche modo.
  • RILEGGERE – Si usa per i classici che si leggono per la prima volta.
  • EPOCALE – Mutamento epocale. Ce n’è ogni giorno.
  • AEROMOBILE – Termine usato dagli altoparlanti negli aeroporti italiani, quando l’aereo ritarda. Esprime tecnicità, efficienza, rinnovamento.
  • ALLUCINANTE – L’aggettivo più comune nell’età degli allucinogeni. In Italia lo si può sostituire con normale. Una lettera impiega otto giorni da un quartiere all’altro? Normale. Una lettera impiega un giorno? Allucinante.
  • PRATICAMENTE – Avverbio prediletto per ridurre l’ignoto al noto. Popolare tra gli studenti. Praticamente il misticismo di Caterina da Siena. Praticamente ciò che non sarà mai pratico è pratico.
  • EXECUTIVE – Chi dirige. In Italia non ha avuto lo stesso successo che manager, perché non richiama chi maneggia, ma chi esegue.
  • SOLDATI – Operatori di pace.

 

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giugno 26, 2014 · 5:55 pm

Giuseppe Pontiggia: La morte in banca

Giuseppe Pontiggia: La morte in banca

Pontiggia è uno dei pochi scrittori moderni da ascrivere alla categoria dei classici contemporanei.
Questo libro, a rileggerlo oggi, risulta quanto mai attuale. Verrebbe da dire povera banca e poveri bancari, se non fosse problematico anche per i comuni cittadini quando rimangono invischiati in un mondo alienante e tragico.
Descrizione
Il labirintico mondo della banca, con i suoi personaggi frustrati, gli sconcertanti retroscena, i ritmi alienanti di un lavoro spersonalizzante, è al centro di questo romanzo breve. Il protagonista, poco più che un adolescente, è costretto dalla difficile situazione economica ad entrare in un universo che gli è alieno e inizialmente spera di poter conciliare il lavoro quotidiano con le sue aspirazioni segrete.

Ma presto si accorge dell’irrealizzabilità del suo progetto e si confina nel grigiore della sua condizione di impiegato.

Al lungo racconto che dà il titolo al volume seguono sedici storie: immagini realistiche e grottesche dei nostri vizi quotidiani, realizzate con ironia e distacco

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giugno 26, 2014 · 11:32 am

Storia ed estetica

Ma chi l’ha detto che storia ed estetica non possono convivere?

Uno studioso attento come Lucio Villari parla di D’annunzio e della Duse all’interno della temperie culturale novecentesca e subito si avverte che il suo non è un interesse epidermico, ma profondo: nasce dalla passione per la lettura delle opere del vate e della conoscenza della vita artistica di una donna che seppe interpretare il teatro con eccellente maestria in Italia e all’estero.

I due s’incontarono, si amarono e si lasciarono,  senza mai interrompere il legame intellettuale fortissimo che li avvinse per tutta la loro esistenza.

E lo storico ne parla con dovizia di riferimenti letterari, citando anche brani appropriati ai diversi momenti della loro relazione.

Si sente una capacità di discernimento critico abbastanza rara in chi si dedica prevalentemente agli avvenimenti politico-sociali e allo studio del costume di un’epoca.

Eppure si avverte che, senza uno sguardo d’insieme, tenendo conto dei caratteri e della psicologia di personaggi fuori dal comune, protagonisti ed attori nello scenario di un secolo così significativo per i cambiamenti della società europea ed extraeuropea, la visione non sarebbe completa e la realtà del tempo trascorso risulterebbe frammentata.kand4

 

 

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